STORIE DI SPORT. Il TREMEndo microfono delle Marche con Matteo Rossi Finarelli

Una vita da bomber con il cuore rossoblu

Matteo Rossi Finarelli ha lasciato dietro di sé tanti ricordi nel calcio che conta. Parlano i numeri, infatti, conditi da tanti gol girando l’Italia.

Oggi ha un’attività imprenditoriale in proprio e il calcio lo segue da lontano. Ma il calcio non ha dimenticato il suo bomber…

“Sono uscito da casa a 15 anni per andare a giocare a Giulianova, Perugia e quindi Ancona, dove ho firmato il mio contratto da professionista. Ma, con l’accordo della società, ho scelto di andare a fare esperienza tr ai dilettanti e sono andato a Jesi, dove però le cose non sono andate benissimo e siamo retrocessi in Eccellenza.

Quindi, a dicembre, sono andato in Abruzzo fino al 2009 quando, a metà stagione, si è aperta la possibilità di andare a giocare a Civitanova Marche.



Sono stati sei mesi fantastici: un grande gruppo, un grande mister e un gruppo fantastico. Abbiamo sfiorato la serie D, perdendo in finale contro il Selargius e speravo di essere riconfermato a luglio visto che avevo realizzato dieci reti in pochi mesi. Ma la società ha fatto altre scelte e sono andato a Montegranaro, rifiutando un offerta della Fermana. Non è stato facile l’ambientamento in maglia veregrense e ho reso meno di quanto si aspettassero: così ho deciso di tornare in Abruzzo.

Nel 2010-2011 sono diventato capocannoniere con 24 reti a Martinsicuro con mister Fanì in Eccellenza, trasferendomi poi in Puglia, a Cerignola. Quest’ultima, come Civitanova, altra grande piazza verace e appassionata di calcio.

Nel frattempo ho iniziato ad aprire le mie attività imprenditoriali e, lo scorso anno, a 36 anni ho dovuto dire addio. Gestendo infatti delle agenzie di scommesse non posso essere tesserato in Figc e, nonostante stessi ancora bene, ho lasciato il calcio. Ho chiuso con 223 reti totali tra Serie D, Eccellenza e Promozione ma, soprattutto, ho avuto modo di conoscere tanti amici e molte belle piazze.

Oggi, con un bimbo e diverse attività, vivo delle giornate molto impegnate e il calcio in sé non mi manca. Certamente mancano, invece, tante componenti come il vivere lo spogliatoio, le cene con i compagni e il calore dei tifosi.

Questo, a dire la verità, è quello che mi manca di più”.

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