STORIE DI SPORT. Il TREMEndo microfono delle Marche con…Ludovica Orazi

La Nazionale sfiorata e l’esordio in serie A…

Ha calcato i campi della Serie A1, sfiorato solamente la Nazionale Seniors e scrito, senza dubbio, importanti pagine di storia del volley marchigiano. Oggi Ludovica Orazi, opposto, indossa la maglia della Fea Telusiano. Anche se, la Fipav, da tempo ha stoppato tutti i campionati a causa del Coronavirus e non si ripartirà con la stagione in corso.

Dalla Corplast Corridonia alla Serie A1. Cosa hai provato nel fare questo grande salto? Come sei riuscita a gestire le ansie e paure di una ragazza ancora non maggiorenne?
“Avevo 14 anni, che ricordi. Per me quelli sono stati anni in cui andavo a tremila, ero giovane e avevo solo voglia di superare i miei limiti. Alla Corplast Corridonia passavano in quegli anni allenatori che poi avrebbero scritto la storia della Pallavolo: due su tutti Micelli e Mazzanti (attuale coach della Nazionale femminile ndr). Da lì sono stata accolta dall’allora Monteschiavo Jesi, società di cui tutto il movimento sente ancora la mancanza. Ho avuto modo, come dici tu, di trovare uno spazio ambito nella serie A1 e vivere esperienze che ancora porto nel cuore con orgoglio. Una menzione particolare la voglio fare però alla Pieralisi Jesi, l’allora vivaio della Monteschiavo: lì ho avuto modo di conoscere persone affettuose che tutt’oggi sono presenti nella mia vita e sono riuscita a gestire ansie e paure di quel periodo di crescita anche grazie a quelle persone. Una su tutti Betta Bonci, volto storico della pallavolo Jesina.

Studio e sport? Come sei riuscita a ottenere ottimi risultati in tutti e due gli ambiti?
“In realtà non ci sono riuscita. Ho ottenuto un buon e sudato diploma al Liceo Scientifico, ma poi ho dato qualche esame alla facoltà di filosofia non portando a compimento il mio percorso di studi, in quegli anni vedevo solo la pallavolo”.

Quanto sei stata vicina alla Nazionale?
“Ho partecipato ad alcuni raduni della Nazionale giovanile, ma non della Nazionale Seniores. Credo che per arrivare a quei livelli siano necessarie non solo qualità fisiche e tecniche di assoluto livello, ma anche una maturità emotiva che non tutti riescono a raggiungere in giovane età”.

Dopo Jesi è stato un un girovagare dalla A2 alla serie C: Milano, Marsciano, Firenze, Loreto e poi il ritorno a casa tra Montegranaro, Civitanova e Corridonia. Poi Offida ed ora Monte San Giusto. Cosa ti hanno lasciato tutte queste esperienze?
“Sì, posso dire di aver giocato in tutte le categorie e ho scoperto che questa cosa mi dà dei vantaggi nel lavoro: so quali sono le reali esigenze di un atleta di alto livello e di chi fa sport dopo lavoro. Attraverso la pallavolo ho conosciuto città, persone e mentalità diverse; a volte ho trovato una sinergia magica, altre proprio no. Ho dovuto imparare a cavarmela da sola, come quando a Milano – un’ora per arrivare all’allenamento via tangenziale, ritrovo in palestra alle 9:00 – sono scesa dall’appartamento dopo colazione e mi avevano rotto il vetro della macchina. Panico. La mia unica preoccupazione era arrivare puntuale in palestra e sono scesa dal furgone CARGLASS alle 8:55 davanti al PalaLido. Mi sentivo un bomber! Ha fatto tutto parte di un processo di crescita sudato, che mi ha permesso di mettere a fuoco obiettivi e strada per raggiungerli, di cui vado estremamente orgogliosa. Quindi non posso che essere grata a questo sport”.

Non sei l’unica sportiva in casa, visto che c’è anche tua sorella Camilla che sta trovando fortuna in Abruzzo: prima ad Altino e poi ad Orsogna. Come vivi questo rapporto tra professioniste e tra sorelle?
“Camilla ha 26 anni, sette in meno di me e questo è il momento migliore per un’atleta: hai abbastanza pallavolo sulle spalle per aver acquisito una certa consapevolezza e il tuo corpo fa ancora quello che gli comandi di fare (cosa che non succede più al mio ndr). Prima dello stop ai campionati, quando non si accavallavano le nostre partite, andavo a vederla giocare e devo dire che la ragazza ha un gran bel braccio. Credo che per lei, io, sia stata nel tempo un punto di riferimento, sia sportivo che nella vita e mi commuovo solo a pensarlo. Siamo molto legate, ma lei è un tipo tosto: sa quello che vuole, quando mi chiede consiglio io le dico schiettamente come la penso, ma sono ben consapevole che farà di testa sua. Io la guardo crescere e mi emoziono”.

La Fipav ha sospeso ogni attività causa Coronavirus. Cosa pensi di questa decisione?
“Sono approdata ad agosto a Monte San Giusto, alla FEA Telusiano Volley con l’idea mai celata di provare a vincere Campionato e Coppa Marche. Lo stop è arrivato a metà corsa, durante un processo di crescita di squadra significativo, quindi sono una di quelle giocatrici che a voce alta ha detto “Eh no”, ma sottovoce ben altro. Penso, però, che la decisione di stoppare i campionati sia giusta: tornare in palestra dopo quaranta giorni col sedere sul divano sarebbe stato impensabile oltre che pericoloso”.

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