STORIE DI SPORT. Il TREMEndo microfono delle Marche con Diego Prioletta

Il portiere del Monte & Torre non molla dopo il grave infortunio

Un grave infortunio al tendine di Achille lo ha fermato dopo appena due gare del girone di ritorno, prima ovviamente del definitivo stop dettato dall’emergenza sanitaria Covid 19.

Un percorso lungo e difficile quello di Diego Prioletta, estremo difensore del Monte & Torre, tra i portieri più forti e conosciuti del panorama calcistico marchigiano.

Ma la forza d’animo non gli manca e, conscio di un incidente simile accorso a Simone Paniccià (LEGGI STORIE DI SPORT), sta tirando fuori tutta la grinta per tornare presto in campo, tra quei pali che lo hanno visto sempre protagonista.

Ciao Diego, tanta sfortuna ma anche tanta forza di volontà…
“E’ stata la mia stagione più sfortunata, senza dubbio. Mi ero fatto male ad un dito durante l’allenamento a metà febbraio e, al mio rientro, dopo appena cinque minuti mi sono rotto il tendine di Achille. Stava arrivando in area una palla vagante e, nel tentativo di anticiparla in uscita, ho sentito un rumore e ho capito subito che era successo qualcosa di grave. Ho avvertito come la sensazione di una corda di chitarra che si spezza, seppur con dolore contenuto. Ora, complice anche lo stop dei campionati a causa dell’emergenza Covid, sto affrontando nel migliore dei modi il periodo di recupero, sebbene alcune visite e fisioterapie siano state inevitabilmente posticipate. Ma grazie al sostegno della mia famiglia, di mia moglie e mia figlia, oltre che dei compagni di squadra e della società, non mi sento solo e vado avanti con tenacia”.

In base alla tua esperienza, come pensi che il calcio possa cambiare dopo questa drammatica emergenza sanitaria?
“Dopo il Coronavirus il calcio sarà inevitabilmente diverso, niente sarà più come prima. Ci saranno grandi difficoltà per le società, che dovranno necessariamente ridimensionarsi, soprattutto nei primi tempi. Come sappiamo le società si fondnao, principalmente, sulle sponsorizzazioni e con la crisi economica post virus, aggravata da quella già preesistente, sarà molto dura. Bisogna che tutti si rimbocchino le maniche: giocatori, dirigenti e allenatori. Fors sarà un calcio più giovane e chi, negli anni, ha saputo costruirsi un proprio settore giovanile, sicuramente sarà più avvantaggiato”.

Simone Paniccià ha avuto un incidente simile al tuo, può essere un punto di riferimento?
“Simone è per me un grande punto di riferimento. Ha saputo rialzarsi dopo l’infortunio e tornare tra i pali ancora più forte di prima. Ha affrontato il mio stesso percorso e questo mi dà forza per andare avanti. Sapere che lui ce l’ha fatta è, per me, fonte di coraggio e volontà”.

Quali ricordi ti legano maggiormente al calcio?
“Di ricordi ce ne sono tanti. Ad esempio quello in Argentina, quando giocavo con la Primavera del Gimnasia y Esgrima La Plata, squadra oggi allenata da Diego Armando Maradona, Ero il secondo portiere e giocammo alla Bombonera contro la Primavera del Boca Juniors. In Argentina i giovani giocano prima dei grandi e quindi, a metà gara, lo stadio era già pieno, pronto a tifare i propri beniamini subito dopo di noi. La curva 12 cantava e ballava incessantemente, una sensazione incredibile. Ero estasiato, tanto da non ricordare nulla di quella partita in campo, ma solamente dello spettacolo sugli spalti.
Ricordo poi, prima di arrivare in Italia, la mia esperienza breve al Santiago di Compostela, squadra di serie B spagnola. Giocammo un torneo estivo contro la squadra B del Real Madrid e, arrivati in finale, dopo il pareggio dei tempi regolamentari si andò ai tiri di rigore. Ne parai tre e vincemmo la coppa; farlo contro il Real, seppur la seconda squadra, fu davvero fantastico.
In Italia ricordo con emozione la vittoria del campionato di Promozione con il Montegranaro,
avendo la meglio sulla favorita Fermana. C’erano grandi giocatori in quella squadra, tutt’oggi amici con i quali ci sentiamo spesso.
Ma, senza dubbio, è indimenticabile l’amichevole che giocai nella stagione 2003/2004 contro il Cagliari di Suazo e Gianfranco Zola. Feci grande parate e il presidente sardo mi fece i complimenti, avevo solo 22 anni e quella partita resterà nella mia mente per sempre”.

Come è cambiato il calcio, negli anni, secondo te?
“E’ cambiato dal punto di vista tecnico ed economico. Negli anni della mia Eccellenza c’erano budget molto più elevati e il livello ero altissimo. Ora si è tutto ridimensionato per svariati motivi, ci sono stati grandi cambiamenti”.

So che vuoi chiudere con dei ringraziamenti speciali…
“Sì, in primis il mio preparatore Manuelito Minnucci, che mi ha dato grande forza e coraggio dopo l’infortunio. Così come tutti i miei compagni di squadra, il mister e la società, sempre presente e vicina che non mi ha lasciato da solo. Infine i miei due colleghi portieri al Monte & Torre, con i quali ho un ottimo rapporto e che mi hanno sostenuto sin dal primo momento dell’infortunio”.

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